State ascoltando "Ballade pour Adeline " di Richard Clayderman

 

cap.01 Il mio amico Giorgio

 

Eccomi qui, alle tre di notte, a scrivere un po' su di me. Forse, voglio imparare a scrivere con la tastiera del computer, o forse, non riesco a dormire. In ogni modo, faccio ancora un po' fatica.  Spero che alla fine, imparerò come quei bambini prodigio, che smanettano come pochi sul computer. Beh, io sin da piccolo, non ero una cima con le cose moderne. (Ehi: all'epoca era solo il videogame). Beh, il motivo c'era: i miei genitori, - da buoni brianzoli, - non erano tanto generosi con me; e, senza monetine in tasca, mi limitavo a guardare i miei coetanei a giocare al Pac-Man. (Chissà se si scrive così). O, a qualche altro giochino di mostri, che uccideva qualcuno. Tutte le spiegazioni poi, in inglese. Non che gli altri bambini ci capivano qualcosa, ma giocavano da talmente tanto tempo, che oramai se le erano imparate tutte le mosse buone. Capitava raramente però, di giocare con il flipper, ma anche lì, il mio nome, non compariva mai nella lista dei record. E così, quando anche gli altri bambini finivano i soldi, si andava a giocare a pallone; per modo di dire; perché gli altri giocavano, ma io, o di riserva, o se proprio si doveva giocare, l'ultimo ad essere scelto. Sapete come funzionava? Intanto, c'erano sempre i due più bravi; che decidevano con una conta, o con il lancio della monetina, il diritto di scegliere i propri compagni, per le due squadre. Naturalmente, si sceglieva sempre il più bravo, e via via tutti gli altri. Guarda caso, l'ultimo ad essere scelto chi era? Io. Vi assicuro che però, non ero arrabbiato, né invidioso; perché sapevo di giocare, malìno malìno, e accettavo così, senza pretendere troppo. C'era tuttavia il vero divertimento; caspita se c'era: il mio amico d'infanzia più caro, Giorgio.

Giorgio, era uno di quelli bravi a giocare a pallone; ma dopo la partita, aveva un grande hobby, di cui io ne facevo parte. Egli, era il più gran costruttore di capanne nei boschi; e si serviva di me, per l'aiuto necessario. Lui con me, era buono; ed io in compenso, lo aiutavo volentieri. Ero molto fantasioso, pieno d'idee, la fantasia era la mia arma. Mi chiamavano l'inventore; ogni mia idea, era promossa di solito senza discutere troppo. Giorgio, era  sempre il capo; ed io, il secondo. Il ruolo di secondo, l'ho portato avanti per molti anni; sapete? Da piccolo, ero molto timido, e per di più, avevo paura a fare a botte con le bande rivali. Io, ero nella banda di Giorgio, e con lui non correvo pericoli. (Aveva tre anni in più di me, e da bambini, - si sa, - tre anni sono tanti). Come tutte le bande, capitava di fare a botte. Beh; io inventavo un sacco d'armi di difesa. (Per modo di dire): scudi, lance, clave, ecc. .. Ma in particolare, i miei archi, costruiti con tanto amore e pazienza, erano - vi giuro, - i migliori. Le frecce poi, erano diverse, da quelle degli altri mocciosi; (non che noi ci tiravamo le frecce; intendiamoci); si facevano le sfide, e con le mie frecce si vinceva di sicuro.