State ascoltando " Cleopha " di Scott Joplin

 

cap.04 Il piccolo inventore

 

Un simpatico ricordo, capitato molto prima, fu quando costruii una ”stadera“; il termine giusto non lo conosco, ma in ogni modo è la bilancia che usa il fruttivendolo ambulante. Avevo circa cinque anni, e questa ”stadera“ funzionava perfettamente; tutta di legno, con tutte le tacche incise, per i chilogrammi; e il contrappeso di legno, fatto da una gamba di qualche comò stile ‘30. Naturalmente la taratura fu fatta con dei pesi standard, presi dalla bilancia vecchia di mamma. (che a quell’epoca, stava di solito sul tavolo, in occasione della piccola neonata, - mia sorella). Era l’anno ‘71. C’era anche mio fratello, di un anno minore. Quando non faceva la lotta con me, si divertiva anche lui a costruire qualcosa. Meno inventivo di me, ma se vogliamo, molto preciso. A scuola in disegno, era un ”mostro“: ricopiava esattamente tutto, ma il voto migliore, era il mio, per la fantasia di cui ero dotato. Beh, da quella parte, non ero tanto d’accordo; con gli insegnanti; perché mio fratello, meritava molto. ..

Poco più in là, mi ricordo anche il ”lancia razzi“: ahh, quello sì che era bello! Fatevelo dire da mio fratello. Andò così che quell’estate del ’72, come ogni anno, al nostro paesino, in occasione della festa di san Rocco, arrivava un vecchiettino; e dietro la bancarella; attaccata alla sua vecchia FIAT 850, vendeva tanti giochi, bombette, coltellini, micce, petardi e razzetti. Era di sicuro più affollata di quella dei dolci, una bancarella grande quattro volte la prima, e che occupava tutta la piazza. Naturalmente, come tutti i bambini, anche noi con i soldi che ci diede nostro padre, e di nascosto anche da nonna, comprammo i razzetti. La nonna Cesira e il nonno Felice erano i genitori di mia mamma, e tutti gli anni, quando c'era la festa di san Rocco; mio padre li andava a prendere con la macchina, e li accompagnava da noi. I nonni, stavano tutto il giorno ed era molto bello, anche perché erano sicuramente più generosi e sganciavano sempre qualche soldino per comperare il gelato. Quella mattina nonna mi diede una bella manciatina di soldi e mi disse: "Ricordati di fare l'offerta in chiesa". Quando tornai, mi chiese se avevo comprato qualche giochino alla bancarella, e io risposi che, li avevo dati tutti all'offerta in chiesa. Lei, mi rispose: "ma io ti ho dato i soldi per fare quello che volevi, non dovevi darli tutti in chiesa; era abbastanza un offerta; e così, ne prese un altro po' e me li diede. Bhe, non ci crederete, ma io imparai proprio da quell'esperienza, ad amministrare i miei piccoli risparmi. Un po' per l'offerta, un po' per il ghiacciolo verde, e un bel po' per i razzetti. .. Mi venne poco dopo, un’idea, dopo aver visto, quei bambini più grandi di noi, che  mettevano i razzetti nelle bottiglie vuote; e che, con un fiammifero, accendevano la miccia. In successione poi, ci si allontanava dalla stessa, attendendo la partenza del razzetto. L’effetto era bello, dopo una veloce scia bianca, di fumo ed un sibilo, il razzetto ormai alto, scoppiava con un gran botto. Di corsa, andai nel laboratorio di mio padre; noi lo chiamavamo: ”La bottega“. Cominciai a costruire, con un tubo di ferro, (piuttosto pesante), il ”lancia razzi“. Naturalmente, feci il supporto a tre piedi, il mirino, un sistema rotante sia in orizzontale sia verticale, con la possibilità di blocco. Feci anche delle ali di legno; tipo caccia-bombardiere, ed un manico dietro per l’impugnatura, ovviamente laterale, per evitare qualche brutta scottatura, all’accensione della miccia. . Il tubo, nella sua parte finale, aveva una scanalatura per infilarci il razzetto; lunga quanto lo stelo di legno dello stesso, e dalla quale, si poteva accendere la miccia. .. Venne finalmente sera, dopo un lungo pomeriggio faticoso. Fui anche fortunato, perché al piano di sopra, per tutto il giorno, i miei furono occupati dai tanti zii e parenti; che in occasione della festa, vennero a trovarci. .. Presentai l’oggetto a mio fratello, che molto contento, mi fece i complimenti. Spesso mi capitava di ricevere i complimenti da mio fratello: del resto eravamo grandi amici. Da piccolo io pensavo che noi due, siccome eravamo fratelli, non era corretto affermare che fossimo amici. Ma a scuola, la maestra mi spiegò che anche due fratelli potevano essere amici.

Verso le nove iniziò a suonare il complesso: tutti gli anni veniva di solito ”Ezio de Resempian“, un bravo fisarmonicista con il suo gruppo. Noi andammo a chiamare Giorgio. Si doveva  organizzare qualche cosa per divertirci, con tutti quei razzetti che avevamo comprato, e specialmente con l’apposito ”lancia razzi“. Lui, fu molto contento, e con altri amici della banda andammo sulla collinetta poco sopra il campo di pallone, dove l’orchestrina suonava già da un po’. L’obiettivo dei nostri razzi, era proprio quello di sparare nel campetto di pallone! A Giorgio concessi l’onore di sparare per primo. Beh, lui era il capo, e del resto avrebbe messo l’inclinazione giusta, dato che era molto esperto. Sapeva sempre tutto sulle armi da guerra: era senza esagerare un piccolo Rambo, fissato sempre sui corsi di sopravvivenza, che tenevamo puntualmente ogni pomeriggio alla capanna ”ALFA“, sempre dopo i compiti di scuola, o gli esercizi al piano. Sì! Da piccolissimo mi fu regalato un piccolo pianino, con i tastini di plastica, e la forma di un piano a coda di finto legno. Il suono, era tipo xilophono, ma non di quelli elettrici con tutte le basi musicali già impostate: c’erano dei piccoli martelletti, che battevano su dei pezzi di ferro di grandezza diversa. Lo scoprii perché smontai anche quello. ..

Comunque il primo razzo andò bene, e via via anche quelli che sparai io e mio fratello. Anche ”Turta“; - era il soprannome di uno della banda, - andò bene; e toccò anche a ”Canarino“, un altro componente. Egli, era il più imbranato della banda. Povero cristo! Era proprio imbranato. .. Si "cagava" sempre su ogni cosa, e così anche quella volta non si smentì. Accese così la miccia, e quando fu il momento di allontanarsi, lasciò l’impugnatura del ”lancia razzi“ senza averla prima bloccata; così, per il gran peso della canna, il ”lancia razzi“ piombò dritto dritto sulla strada, che passava proprio sotto di noi. Il razzo finì proprio sotto una macchina, dove poi scoppiò. Che sfiga! Scappammo tutti nel bosco lì vicino. Beh, gli andò di culo: la macchina non saltò per aria, e il conducente, dopo varie imprecazioni, se ne andò.