State ascoltando " Polonaise in La b Heroic op 53 " di F. Chopin

 

cap.06 Il Maestro di pianoforte 

 

Un bel giorno, dopo un po’ di discussioni tra mio padre e mia madre, si paventò l’idea, di mandarmi a studiare musica, da un vecchio maestro di banda, che però, insegnava anche il pianoforte. Era ormai già da un po,’ che mio padre me lo diceva; sentendomi suonare su quel pianino piccolo piccolo. Con ”quei ditini“ piccoli piccoli, suonavo qualche musichetta, imparata ad orecchio, dai gingles televisivi; o dai cartoni animati. E - perché no, - diciamo che ero bravino; ma, mi mancava lo stile, l’impostazione delle mani, e soprattutto leggere la musica. Anche lui, mio padre, accennava qualche cosa, ma con quelle dita grosse, prendeva sempre due tasti per volta. Diceva sempre, che anche il nonno da giovane, suonava il ”violone,“ in una banda musicale. Così, all’età di 7 o 8 anni, non ricordo con precisione, andai dal bravissimo Maestro Perego. Un ometto, già allora molto vecchio, con una faccia molto simpatica. Incominciai subito, su quel pianoforte nero, che aveva da più di 50 anni. Alle pareti di quella stanzina, vi erano moltissimi attestati, di vari riconoscimenti; - per via dei suoi insegnamenti. Egli, era il Maestro di non so quante bande, di tutti i paesini lì intorno. ..

Un giorno, mi mostrò un cofanetto, e dentro c’era una bacchetta d’oro massiccio. Gli fu regalata, da niente poco di meno che, dal presidente della repubblica Pertini. Qualche lezione dopo, notai che era appesa al muro, incorniciata per benino. ..

Le lezioni, incominciavano poco prima delle due; e puntualmente, entrava subito dopo, una vecchiettina con i capelli tutti bianchi; - era la moglie del maestro; - con un vassoio d’argento e sopra due tazze di caffè. . Il maestro, con sempre un sorriso e un bel modo, m’invitava a berlo con lui. Aveva inoltre, un altrettanto modo gentile di insegnare la musica. Non so come faceva, ad avere quella pazienza e calma, per spiegare cosi bene la musica. Insegnava musica da non so quanti anni: - e credo di non esagerare -, ma insegnò a migliaia di bambini, principalmente componenti di bande musicali. Conosceva anche tutti gli strumenti a fiato. Dove, insegnò a mezza Brianza, il modo di suonare. Compose anche molti spartiti, ed alcuni anche per pianoforte.

Un giorno, m’invitò ad andare con lui. Doveva dirigere una banda, in un paese lì vicino; dove si festeggiava proprio lui. Ad un certo punto, mi chiamò lì con sé dall’angolino, dove mi ero messo con i miei genitori per l’ascolto della banda. Molto timidamente e un po’ spinto da mio padre, andai sul palco in fianco al mio maestro. Egli mi disse di aiutarlo a girare lo spartito, su quel leggio alto alto. Fu emozionante, vedere dall’alto i musicisti suonare, e per di più, io ero lì con il grande maestro. Con un piccolo cenno, mi avvertiva quando era il momento, di girare la pagina dello spartito. In quell’occasione, ci scattarono anche molte foto. Quando andai alla lezione successiva, il maestro mi fece vedere la foto con me al suo fianco: - era molto bella, - e poi me la regalò. .. Poche cose mi commuovono, come invece accade, quando sfoglio quella foto; (a distanza ormai di quasi 30 anni). Devo confessare, che qualche lacrima mi scende. .. Tutti i giovedì, mio padre, mi accompagnava a lezione con la macchina; quando faceva il secondo turno in fabbrica. Mentre, per il viaggio di ritorno, mi aspettavano circa 10 KM di strada a piedi. Non sempre, veniva mio fratello, a farmi compagnia. E allora, capitava che da solo, affrontavo questo viaggio, anche per i sentieri nei boschi. . Il più delle volte, però, trovavo un passaggio in autostop. ..

In quel periodo, fui anche ricoverato in ospedale, per una brutta appendicite. (Ai tempi, si stava in ospedale, anche più di 10 giorni per un’appendicite). Conobbi una bella ragazza lì. Lei, mi disse, che mi aveva già visto; io però, non me la ricordavo. Abitava proprio, sotto casa del maestro; e mi disse, che lo conosceva anche lei. Suonava anche lei; (non ricordo con precisione, credo fosse il clarino). In quei pomeriggi, lì all’ospedale mi divertivo a correre nei corridoi, prendendo la rincorsa per poi sciare fino in fondo. Avevo su un pigiamino azzurro e le calze di panno bianco, che puntualmente erano sempre nere. (si può dire che quei corridoi li lustravo tutti io). Le infermiere, sempre molto gentili non mi sgridavano sempre. Io non sapevo che dopo l’operazione non potevo più correre molto. Lo scoprii ben presto. Però, devo dire, che mi sono divertito ancora di più, quando quella bella ragazza; (molto più grande di me), veniva a trovarmi sempre nella mia camera. Mi coccolava tantissimo e a me piaceva. Inoltre, stava tutto il giorno, a giocare a carte con me. Fu lei ad insegnarmi il gioco delle carte. Mia mamma, veniva tutti i pomeriggi con il ”pulman“. Un giorno mi regalò il gioco del 15, oltre che a molte caramelle. Venne anche la mia maestra di seconda elementare che invece, mi regalò una macchinina molto bella. ..         

Negli anni a seguire, a lezione dal maestro, spesso quei giovedì, portavo con me anche mia sorellina. Lei mi faceva compagnia nei viaggi; (a piedi), di ritorno.

Mi ricordo, che indossava sempre una gonnellina corta corta, e a tracolla, una borsettina rossa lucida di finta pelle. Malgrado fosse piccola, quella borsetta, gli arrivava fin le ginocchia.

A lei, piaceva tantissimo quella borsetta rossa; tanto che oramai, le si era impersonata, come un personaggio delle fiabe.

Io vedevo in lei, la figura di ”Cappuccetto rosso“.