|
Mio padre, mi comprò una bici da corsa usata: era una ”Bianchi“: - ai tempi si diceva che era di marca. - Ma io non ero molto contento, perché quando l’adoperavo per tornare dalle lezioni di pianoforte, dovevo affrontare molta salita, e non ce la facevo a pedalare. Per questo, scendevo, e andavo a piedi spingendo la bici; e in spalla, lo zainetto con gli spartiti. .. Le lezioni di piano andavano bene, ed a me piaceva suonare il pianoforte del mio maestro. Fatto sta, che una sera a tavola, i miei, mi dissero che volevano comprarmi, un pianoforte tutto per me. E così fu. Andai con mio Padre a Lecco, e in quel bellissimo negozio di strumenti musicali, cominciai a toccare un po’ di tutto. Mentre mio padre, contrattava il prezzo, di quel pianoforte. .. Era molto bello, anche se lui, era più attirato dal legno di mogano lucido; a sua detta, molto prestigioso... Non fu proprio così; in seguito, lo sentii chiedere al venditore più volte, se quel pianoforte fosse buono: (Di marca buona). Il venditore, con fare rassicurante, e gesticolando molto, disse a noi due: ”Questo è uno YAMAHA, meglio di questo non c’è niente!“. Così, fu mio! ..
Devo dire, che ebbe ragione quel negoziante; perché, tuttora questo pianoforte, suona ancora bene; malgrado vari traslochi, e ancor più, la sopportazione, delle mie dita un po’ pesanti; da sfogo estremo. Si ruppe (o ruppi io), solo la corda del ”RE“. Io non so suonare a basso volume; picchiare quei tasti, mi sfoga moltissimo. Poi, del resto, a me piace suonare spesso in RE minore. Così, con quello stile un po’ rumoroso, si accorsero tutti al paese, che io suonavo il piano. Era stato messo nella mia stanza, e naturalmente, rivoluzionammo tutto per farcelo stare; assieme al grande armadio, e i due letti; mio, e di mio fratello. Finì lì vicino alla finestra, dove io riuscivo anche a guardar fuori mentre suonavo. Giù, c’era un piccolo giardino; non nostro, ma che coltivava mio padre. All’inizio, era tutto recintato da un alto muro vecchissimo, ed al centro, vi era un grosso albero di mele selvatiche. Giorgio, veniva spesso in quel giardino; scavalcando il muro, si arrampicava sul melo, che confinava proprio vicino alla finestra; e così, si divertiva a vedermi suonare. .. La cosa più divertente, era che lui, in qualche modo, non so come, ma riusciva ad agganciarsi bene con le gambe ai rami. Con le braccia, imitava i grandi maestri d’orchestra; a volte proprio per benino. Egli utilizzava sempre, qualche rametto usato a mo’ di bacchetta. Io naturalmente ero felicissimo. Riuscivo a non emozionarmi; come invece succedeva puntualmente, quando davanti a tutti i parenti, ero costretto a suonare qualcosa. .. Quando veniva Giorgio, però, io smettevo prima gli esercizi, e suonavo qualche musichetta inventata da me; e poi, correvo giù di corsa, per andare alla capanna. Naturalmente, mia mamma non era molto d’accordo; perché diceva che Giorgio, non mi faceva finire gli esercizi; ma io, con ”la faccia di tolla“ che avevo, la spuntavo quasi sempre.

|