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D’estate, il nostro paesino, posto su una collina a circa 600 metri, era un bel posto per i villeggianti milanesi. Si riempiva più del doppio, e con l’arrivo dell’estate noi avevamo un gran da fare, soprattutto per le bellissime ragazzine di città. Chissà perché, quelle erano sempre più belle delle nostre paesane. Io con loro, ci sguazzavo benissimo; - non so perché, – ma non ero timido con loro; (al contrario di Giorgio, che invece lo era). Alle volte credo, fosse stato un po’ geloso. ..
Giorgio, ci convinceva ad andare sempre alla capanna, anche se non sempre ne avevo voglia. Ma poi, finiva che lui la spuntava, anche perché in quell’anno, c’era in ballo il progetto di rifacimento della capanna. Io pensai, che una volta terminata, ci avrei portato qualche ragazzina. Così, molto eccitati dall’idea; (anche mio fratello la pensava come me), ci mettemmo al lavoro. ..
Il boschetto, dove decidemmo di ricostruirla, era sempre di Giorgio. Questa volta doveva essere, qualche cosa di grande. Trovammo proprio, un cocuzzolo su un dirupo, e incominciammo a fare la stradina; con tanto di gradini di sasso, e staccionata; per non finire di sotto, dove passava un piccolo fiumiciattolo. Il posto, era bellissimo; tutto ombreggiato da grandi alberi di castano. Si lavorava parecchio, mattina e pomeriggio: le vacanze ci permettevano una lunga giornata. I nostri genitori ci lasciavano in pace. Anzi, a casa a mezzogiorno raccontavamo sempre del progetto ”Alfa“: era lo stesso nome della vecchia capanna di Giorgio. ..
Quando fummo pronti, per il basamento; – sì, perché si doveva murare, i quattro pali che tenevano in piedi la struttura; - mio padre disse: “Stu bass vegni giöo anca mee a vedè": (questo pomeriggio vengo anch’io a vedere). Male!! Non volevamo alcun aiuto dai grandi, anche se però, mi piaceva fargli vedere, quanto noi eravamo stati bravi. Di corsa, finito di mangiare, andammo giù, per cominciare prima che mio padre venisse a vedere. Giorgio incominciò, ad impastare la malta, con sabbia e cemento, rubati il giorno prima in un cantiere lì vicino. Aveva tutti gli attrezzi necessari, chissà come faceva ad essere così bravo. M’insegnò come fare per aiutarlo (in fretta e furia) impastando la malta; mentre mio fratello, andò giù al fiume a prendere l’acqua. E fu incaricato, di scavare di corsa un altro po,’ attorno ai buchi dove i pali, dovevano stare, perché per non sbagliare, noi, impastammo tanta di quella malta, che non sapevamo più dove metterla. Giorgio, era forte e si muoveva come un ometto: portò su con i secchi; - pesantissimi, - la malta, seguito da mio fratello, che intanto diede a me la vanga per ultimare i buchi di fine. ..
Cominciammo, a murare il primo palo. Io, stavo lì a tenerli belli diritti, e Giorgio con il piombo, controllava se andavano bene. Io ero contentissimo, mi pareva di essere un ”grande“; a noi sembrava di costruire una casa. Eravamo solo noi tre; e non c’era stato il tempo, di chiamare nessun altro. ..
Quando poi arrivò mio padre: (noi, per tutto il tempo, scorgemmo a turni il punto dove si sarebbe presentato); ci trovò lì, ancora più indaffarati di prima; con sulla bocca poi, quei discorsi in dialetto, da grandi esperti capomastri. . Rimase sorpreso; e mentre rideva, ci fece capire, che eravamo stati bravi. .. Prese poi dalle mani di Giorgio, il piombo e disse: ”vedè mee se el va bee“: (vediamo se va bene). Andava tutto bene! ..
Nei giorni a seguire, poi, in un cantiere, andammo a rubare le pezze d’assi e i chiodi. Molto massacrante, fu invece il trasporto delle tegole; rubate in una cascina completamente diroccata, in un bosco molto lontano. .. Facemmo, almeno 10 viaggi; eravamo sfiniti. C’era anche ”Canarino“; (il fifone); che, essendo anche imbranato, faceva di un ridere, quando trasportava qualsiasi cosa sulle spalle; e noi, lo prendevamo sempre in giro. .. Era un malato delle cicche; le ”Big Bàbol“; specialmente. Egli, ne masticava almeno 3, o più assieme. Finì qualche anno più tardi, per perdere tutti i denti; e mentre il dentista gli sistemò la bocca, capitava di vederlo senza denti. Faceva di un ridere! Poverino! ...

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