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Una sera, eravamo in un cortile in cima al paese; dove si radunavano le ragazzine nostre, e milanesi. Incominciammo a giocare, a nascondino. – Lì, cerano tanti posti belli per nascondersi con le ragazze. - In particolare, un cascinotto con il fieno. Ci si arrivava, salendo una scala a pioli di legno. Era, il luogo ideale, per palpare quelle ragazzine dispettose; ma puntualmente, eravamo presi a piccoli schiaffi. Però, quella sera, riuscii a toccarne una, proprio lì, dove era bello! Non si tirò subito indietro, quella ragazzina del mio paese. Mah, io pensai, che forse essendo un po’ gelose; - per il fatto che noi ”cagavamo“ di più le milanesi -, si facevano toccare un po’ di più. .. Quella volta, fu davvero bello, e come ogni moccioso, lo raccontai subito ai miei amici; mostrando il dito appena appena (ma proprio appena) bagnato. ”Cazzo“, com’ero contento! .. Barbara non sempre c’era, lì dove tutte le sere si andava ormai a "cuccare". Lei con suo padre, stava sempre nel bar, perché lì c’era Ottavio. Di giorno invece, capitava spesso di incontrarla assieme alle sue amiche, e si andava così in un bel posto: ”Il castano“. .. Così, si chiamava quel posto, dove c’era un albero: - appunto di castano; - molto bello. Era grandissimo; con dei rami anche molto bassi. Noi, ci salivamo a ”cavalcioni“; dondolandoci. Era bello, anche quel sentiero che portava lì. Ci s’impiegava, anche un quarto d’ora buono; passando, tra boschi e prati. .. Superata la prima grande salita, il sentiero proseguiva pianeggiante, lasciando giù sulla destra, il paese. Noi, portavamo sempre un bastone; (non per appoggiarsi; – non eravamo ”mica“ vecchi -). . Il bastone, serviva per tenere lontano le vipere, e le bisce come il ”Birlundon“; (un serpente assolutamente innocuo, ma di un effetto terribilmente brutto). Esso, era molto più lungo della vipera. Di ”birlundon“, ce n’erano due tipi: Uno verde con la pancia gialla; - era il più grosso; - L’altro, nerissimo sul dorso, e un po’ più chiaro sulla pancia. Questo ultimo, era facile incontrarlo, era molto più snello, e lungo di quello verde; e metteva molto più ribrezzo. Noi, quando una volta ci capitò di incontrarlo, scappammo via molto velocemente: - il nostro coraggio non comprendeva anche l’affronto del ”birlundon“-. Tutti noi avevamo paura! .. Eravamo anche molto esperti ad arrampicarci su quegli alberi, dove capitava di starci anche delle ore. Quel castano, aveva talmente tanti rami belli da scalare, che praticamente anche i bambini più imbranati, riuscivano a salirci. In oltre, raggiunta la nostra postazione, ci si sedeva; e a volte, si incideva con il proprio coltellino, qualche iniziale, o qualche frasetta stupida, con il nome, di qualche pseudo coppietta. ..
I più bravi, riuscivano a salire fino proprio in cima; dove a malapena si riusciva a vedere il nostro paesino. .. Lì seduti, ci fumavamo le nostre prime sigarette. Erano le ”canabimbe“; ricavate, da una specie di piccola liana, che cresceva attorno alle piante; per la maggior parte di rovere. . Si tagliavano tutte a pezzi, lunghi quanto una sigaretta vera; e dopo averle pulite in superficie; da quella specie di piuma, simile a quella del grano turco; ma un po’ più spessa, si facevano essiccare al sole. Noi, n’eravamo fornitissimi. In ogni modo, fatto sta, che con in bocca quelle sigarette da bulli, ci facevamo ”grandi,“ davanti a quelle ragazzine. Qualcuna, invitata da noi, ci provava a fare qualche tiro. Naturalmente il fumo non si mandava giù. Erano così forti, che dopo pochi tiri, girava la testa. .. Non ci furono in quei giorni passati al castano, grossi progressi con le ragazze. Esse, venivano volentieri lì, ma non si riusciva a palparle come a noi piaceva; perché incominciavano, ad urlare come delle oche; e quindi, per non farle ritornare a casa, stavamo buoni buoni...

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