State ascoltando " Notturno n°1 in Si b op 9 n°1 " di F. Chopin

 

cap.13 Mio nonno 

 

Un giorno, venne a dormire da noi Ottavio. Quel giorno, molto triste, morì mio nonno. Era il 1974; Io e Ottavio, avevamo otto anni. Noi, eravamo molto piccoli, per capire bene il grande dispiacere. Si leggeva bene in faccia, ai nostri genitori ed agli zii, la loro sofferenza. Mio nonno, me lo ricordo molto vecchio. Con noi era molto buono, parlava sempre in dialetto. Non aveva neanche un dente; (e la pronuncia era quello che era), ma noi capivamo perfettamente. Parlava sempre della guerra; (le aveva fatte tutte e due), ma non nel modo dei combattimenti; sebbene, pluridecorato, con svariate medaglie d’oro; compresa anche la croce di guerra; (Del resto, noi così piccoli, non avremmo capito molto) ma si riferiva, alla miseria che c’era una volta; e diceva sempre: ”mia me adess che ghe tutu“. Quasi tutte le foto che conservava, lo raffiguravano con il cappello d’alpino; e su una bella giacca marrone, vi erano appese sempre le medaglie. ..

Mio nonno, aveva sempre in tasca due cose: le caramelle alla menta; quelle, più o meno lunghe quattro centimetri, avvolte da una carta verdino trasparente; (le fanno ancora oggi); e il ”Rampèn“; una piccola falce formato tascabile. Tutti i contadini a quell’epoca portavano con se il ”Rampèn“. Uno dei tanti usi che ne faceva mio nonno, era di tagliare a metà la caramella di menta; per darne metà a me, e metà a mio fratello. Di certo, non ci sarebbe mai venuto il mal di denti. Ma la cosa che ci dava un po’ fastidio, era che il ”rampèn“ non era molto pulito. Mio padre, quando lo vedeva darci la caramella, sorrideva e ci diceva: “ el tzi che il nonu l’è un poo avar, fi finta de negot“.   Lo sapevamo lo sapevamo, che era avaro! .. I miei, restarono tutta notte alla veglia, in casa del nonno. Così, restammo noi tre nella nostra stanza. Ottavio, dormiva con me, ma di ”piedi“; praticamente dalla parte opposta del letto: (Si usava così a quei tempi). Quella notte, diversa dal solito, restammo parecchio svegli parlando del nonno. Io lo vidi nel letto immobile, la zia Mariuccia, mi disse di dare un bacino al nonno; e io lo diedi; ma né Marco, né Ottavio venne. .. Il nonno, era morto nel campo; - il suo amato campo. - Lo trovò mio padre, appoggiato ad una pianta di pere. Mio padre, per il forte dispiacere, prese in seguito un forte esaurimento. Mio padre, di otto fratelli, era il prediletto del nonno. Non si diede pace, perché quando ormai verso sera, non vide arrivare il nonno; si preoccupò subito, e capì che era successo qualcosa. Corsero, lui e altri miei zii, giù nel campo; dove lo trovarono ancora caldo. Mio padre, non accettò mai, che quel giorno, non fosse come di solito, con lui nel campo. Non ho mai visto nessuno come mio padre, che voleva così bene a suo padre; il nonno ”Ceschen“: (Francesco). Al funerale ricordo, di aver visto molte persone; di cui tanti amici, del gruppo degli alpini. Portavano tutti il cappello di alpino, ed alcuni di loro, lo portarono in spalla fino al cimitero. Poco tempo dopo, lo raggiunse anche la nonna. Della nonna, ricordo poco, perché era molto vecchia e per di più aveva l'arteriosclerosi; e quindi noi, ci parlavamo poco. Mi ricordo comunque che gli ultimi periodi, li passò a casa nostra, nella stanzetta di mia sorella.