|
Fu così, che presi una cotta per Paola. Dall’inizio, non corrisposto. Infatti, a lei, piaceva ”Canarino.“ La cosa, a me non andava giù; proprio da quell’imbranato! Non era molto bello lui. . Beh io, lo ero di più; (modesto!); malgrado lui, avesse gli occhi azzurri; anche i miei erano verdi; (non sono mica da buttar via). Ma lui, in quell’anno, spiccò fuori da tutti noi, con una parlantina molto disinvolta; e un po’ frivola, e banale; (tutto l’opposto di me); che alle ragazze, piaceva. .. Diventò in assoluto, il più chiacchierone. Dovetti inventarmi, un ruolo, che uscisse un po,’ dal ”precisino pensatore“; e affrontare la realtà. . Qui ci giocavamo ”la Paola“! (chissà perché i milanesi, mettono l’articolo prima del nome; mania di grandezza? - Fan diventare, tutti i nomi stupidi; come, il Piergiorgio, il Cristian, l’Andrea, il Luca, e perché no; La Paola -. .. Intanto, a mio favore, avevo il pianoforte; e a lei, piaceva ascoltarmi ! (Tiiè) ! e poi, dove se visto; che un pianista non fosse romantico? Partii in "tromba", il mio ruolo doveva essere: ”romanticissimissimissimo“; - che palle! - Ma ne valeva la pena. .. Di giorno, quando lei veniva giù, dalla zona alta del paese; io, con l’aiuto delle mie spie, (riuscivo a sapere in anticipo, quando arrivava); attaccavo su, uno dei miei pezzi migliori ,con il pianoforte. . Qualche serenata di Schubert; non ricordo con precisione. Oppure quel bellissimo pezzo intitolato, “Prima carezza“; che il mio maestro Perego, mi scrisse in versione facilitata, su quello spartito, di carta ingiallita dal tempo. ..
Di sera, nel cortile, su dove abitava lei; e sempre puntualmente affollato di ragazzi e ragazze, io, le facevo la corte, davanti a tutti. . Comprendendo anche, il consueto lancio di rose rosse; sul suo balcone al primo piano. E le rose? Rubate nel giardino di un signore, che tra l’altro mi stava anche un po’ sulle palle. . Lei, dopo parecchi giorni di corteggiamento sfrenato, non rimase indifferente; tanto è vero, che incominciò a parlarmi; (che bello). E dopo un pomeriggio, a sgolarmi di discorsi, tirai fuori: (no no, non pensate male), un bell’appuntamento alla capanna. Lei disse di sì. - Uàuu!!! -
Quel mattino addietro, aiutando mio padre, a costruire la tettoia su un lato della casa, pensavo con gioia che nel pomeriggio, avrei dovuto portare Paola, alla capanna. Perciò mi affrettai, e finimmo verso mezzogiorno. Nel pomeriggio, ero ancora lì a casa, sotto la nuova tettoia. C’era, anche mia madre, con una signora, (sua amica); ed erano in fondo, a cucire qualche cosa. .. Arrivò Paola, dal lato del giardino; vicino alla pianta di mele. Sì, perché nell’inverno precedente, fu abbattuto quel gran muro che lo circondava; ed al suo posto, si mise solo una rete verde. . Per cui, ci si poteva accedere, fino proprio sul confine di casa mia. .. Infilò, le sue bellissime dita, con le unghie pitturate di rosso acceso; me le ricordo benissimo. Andai incontro, e mi aggrappai anch’io; toccandogli le mani, ed un sorriso a 32 denti; (forse di più). . Non capivo, come mai, fosse venuta da lì; che c’era la rete. . Non feci a tempo, a dirle di passare sul davanti; le avrei, già che c’era, fatto vedere anche il mio pianoforte. . Ma lei, mi disse: ”Ti devo dire una cosa“; aspettò un attimo, e poi di fila: ”Io con tè non ci vengo più; perché, mi fai schifo! ”Non capii più niente, e mi misi a piangere; correndo via, nella bottega. Non riuscivo a capire la ragione; dove avevo sbagliato. .. Intanto mia madre, se ne accorse, e con quella signora, si misero a parlare di questo fatto. . Mia madre, capì, che non era il momento giusto, di chiedermi spiegazioni; e mi lasciò in pace. . Io poi, sentii parte del discorso di quella signora, che prese le mie difese; dicendo a mamma, che quella ragazza, era una poco di buono; (nel senso di stronzetta, strafottente, disobbediente ecc. ; non nel senso più comune). Sempre la stessa, qualche giorno prima, raccontò a mia madre: ”Ho visto suo figlio sa, che bel ragazzo che è diventato; sa, che faceva una tenerezza, l’altra sera sotto il balcone; lanciava, le rose alla Paola“. . Sentii bene, anche quel discorso, e pensai: Beh, almeno mia mamma, lo sa; che mi piace Paola; e poi, del resto, non facevo niente di male, a fare la corte sfrenata ad una ragazza. Anzi, mia mamma, era molto moderna; e i discorsi di fidanzatine varie, quando cominciarono ad aleggiare per casa, le interessavano molto; addirittura, era quasi contenta. .. Del resto, le mamme, si accorgono sempre di tutto; già solo il fatto, che tra pettine e profumo, ci si passava un bel po’ nel bagno. .. Andò tutto a rotoli!
Presto scoprii; (sembra un film giallo, ma è la verità), che Paola; quella Puttana, fu mandata a dirmi quelle parole, da un gruppetto di ragazzi milanesi; dei quali, uno solo ideò tutto; e gli mise in bocca, quelle parole; le stesse parole identiche, che mi ferirono irreparabilmente. (Io conosco costui, E PRIMA O POI LO UCCIDO! E pensare che, "ironia della sorte", ha il mio stesso cognome). .. Quel ragazzo, che apparentemente sembrava mio amico; anche se, non c’erano stati dei grandi contatti. . Io, mi limitavo a rispettarlo; dato che lui, era il capo della banda dei milanesi. . Si rivelò, l’essere più viscido di questa terra! Non capii da dove uscisse, tutta quell’invidia, che aveva con me.
(Questo fatto, incise parecchio sul mio carattere, e confesso che anche tuttora, certi comportamenti magari inconsci, derivino da quel fatto. Indubbiamente la freddezza, ed il distacco dalle persone possono entrare in questo contesto.)
- Naturalmente s’incominciò ad odiare i milanesi! -

|