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Aah .. se avrei dato retta a Giorgio; lui, non le ”cagava“ molto le ragazze. Mi sarei sentito molto più bene. Quel periodo lì, non ero di certo molto contento. Stranamente, mi passò subito. Le sere successive, le passammo non più in quel cortile, ma seduti sui gradini della chiesa, in piazza, proprio di fronte al bar. A poco a poco, sempre più affollato; - di quelle, tante ragazze milanesi -, che incominciarono a venir giù sempre più di frequente. Anche Paola, veniva lì; ma noi, non ci guardavamo in faccia. Lei, Parlava solo con ”Canarino“. Lui però di tutta la faccenda non centrava niente. Io, che nel frattempo mi ripresi, stavo sempre con almeno due ragazze ai miei fianchi, e le mettevo sempre le braccia attorno al collo, toccando di tanto in tanto le loro ” tettine “. Ero diventato un bel ragazzino ed ero sempre coccolato da loro. Ma, chissà perché, non erano quelle, che piacevano a me. Non che siano state brutte, anzi erano tutte carine; ma a me, piaceva ancora Paola. Naturalmente, accesi ancor più l’invidia di quei bastardi milanesi, e credo anche di Paola; vedendomi sempre abbracciato a quelle ragazzine che mi coccolavano sempre. S’incominciò proprio lì su quei gradini, a scambiare qualche bacio; (quelli veri)! Con mezza lingua in bocca! Tutti, rigorosamente al sapore di menta o fragola, in base alla cicca che in quel momento si masticava. Il debole faro centrale della piazza, non permetteva proprio bene, di vederci arrossire un po’. - Credo che il piacere di una “limonata“; (bacio alla francese), che si prova da giovani, non è più come quello di adesso. – Da piccoli, un solo bacio con una ragazza, appagava quanto un rapporto amoroso. (Perché ancora non lo si conosceva bene). E poi del resto, assieme al bacio, si rimediava anche qualche palpatina in più. Non credo che questi baci, mandassero in delirio queste ragazze; per farsi palpare, senza dir niente. Il punto di vista loro, non l’ho mai conosciuto bene; ma credo, che anche a loro, piacesse molto. Certo che dopo quelle sere, " limonando " con loro, si tornava a casa molto contenti; e ci si addormentava, pensando all’indomani, come fare ad appagarle ancora di più. - Queste ragazzine così fragili. - .. Giorgio, stranamente, stava lì con noi; anzi, teneva in piedi la compagnia, per la sua simpatia. . Era capace, di imitare Fracchia, Pozzetto, e anche Silvester Stallone, nella parte di ”Roki;“ e per di più, ci assomigliava anche. .. Le sere, ritornarono così, ad essere molto belle. Una di quelle sere poi, quando le ragazze si ritirarono; (il loro rientro, era verso le 11 circa); io, mio fratello, Giorgio e Canarino, ci radunammo nella casa del nonno; (così chiamavamo, il nostro locale; che ereditò mio padre; e che noi, trasformammo nel nostro locale). .. Accendemmo lo stereo, a basso volume; e con solo il faretto rosso, ci mettemmo sul divano, a discutere di queste nostre prime avventure con le milanesi. .. Poi Canarino, che abitava proprio lì vicino, decise di andare a prendere da bere a casa sua. . Vi lascio immaginare cosa tiro fuori: Una bottiglia mezza piena di wischi; credo fosse Ballantine; e incominciammo, a scolarcelo a turno; bevendo tutti quanti a canna. . Fu la prima volta, che mi ubriacai; ma tanto ma tanto; che come tutti gli altri, non sentii mia madre; che ci cercava per andare a dormire. Anche il padre di Canarino, lo stava cercando; e alla fine, ci trovarono completamente ubriachi; e che ridavamo, come dei " cretini ". . Probabilmente, ce ne diedero, un sacco di botte; il fatto è che non ricordo bene bene; dato, la mia incerta lucidità. .. Ricordo però molto bene, che l'effetto dell'alcol, mi faceva girare la testa forte forte; e una sensazione così, non l'avevo mai provata; anche dopo, che mi ero sdraiato sul letto; mi si muoveva tutto davanti. .. Il giorno dopo, Canarino, ci raccontò che suo padre, glie ne diede; "un sacco e una sgorba ": (parecchie insomma). ..
Il giorno invece, era dedicato alla capanna; e così un bel giorno, ideammo uno stratagemma, per fargliela pagare ai milanesi. . Loro, sapevano dell’esistenza di ”Alfa“; e si capiva, che volevano aggregarsi a noi; (i racconti di Giorgio, sui gradini della chiesa, comprendevano spesso, le nostre avventure; specialmente, anche quelle a Consonno). E così, decidemmo di far superare, una serie di prove di coraggio; (difficilissime); per l’ammissione, nel nostro gruppo. . Furono scritte su di un quaderno che tenevamo nella cassapanca. .. A proposito, noi, non eravamo più una banda; ma un’associazione : A.P.F.F.I. (Associazione Protettori Flora e Fauna Italiana). Non so, come mi venne in mente, una sigla così stupida. . Fatto sta, che a Giorgio piacque, e così, cominciammo ad incidere sulle cortecce degli alberi, la nostra sigla. (Chissà come mai non ci venne in mente, il danno che recammo, a quegli alberi tutti incisi; malgrado proprio la nostra associazione, lo vietasse). [E' proprio come in politica; rubano sempre loro, e ci fan purgare sempre a noi. – Loro, dovrebbero dare il buon esempio -]. .. Le regole erano: chi rompe una foglia, sarà legato 10 minuti; chi rompe un ramo, 20 minuti; chi faceva vedere poi la capanna, era legato tutto il giorno ad un palo; e doveva subire, ”la tortura“. .. Da piccoli, non si sapeva tenere un segreto, e finiva così, che raccontavamo sempre della nostra capanna. .. Provammo un po’ tutti, ad essere legati al palo; con conseguente tortura; di solito molto lieve. In genere, con la piuma di gallina, si subiva il solletico dappertutto; anche sotto i piedi; e via via, tante ”stronzate“, che ora non ricordo più. .. Naturalmente, nessuno osservò le regole e nemmeno le punizioni gravi. Tranne che un bambino, tanto brutto quanto antipatico; con due orecchie a sventola; e che sembrava, l’elefante ”Jumbo“, dei cartoni animati. .. Fummo, terribilmente cattivi con lui; anche perché, non era un nostro compagno. .. Non so, per quale ragione di preciso; fatto sta, che lo catturammo, e lo legammo ad un salice selvatico, con del filo di ferro; e lo lasciammo lì, sotto il sole, tra le grida d’aiuto. .. Quando verso sera, vedemmo la mamma di Giorgio; che si affrettava a correre giù sul sentiero; (lo stesso che portava alla capanna), attirata dalle grida, si diresse verso quel bambino; che ”caregnava“ ancora di più; benché legato da molte ore, non si stancò di gridare; Capimmo, che l’avevamo fatta grossa. .. Giorgio, né prese tante ma tante da sua mamma. . Mentre io, andai a slegare il prigioniero di corsa. . Aveva tutto intorno ai polsi, dei tagli sanguinanti; (per fortuna quel fil di ferro, tutto arrugginito, non gli fece infezione). Quando lo slegai, scappò via di corsa. .. Io, ero molto contento; quel bambino, mi stava proprio sulle palle; perché da piccolo, all’asilo, lui mi picchiò; dandomi anche un morso sull’orecchio. - Mi presi una bella rivincita! - ..
Ridendo e scherzando, tirammo fuori le prove assurde d’accettazione; per far sì, che i milanesi potessero entrare nel nostro gruppo. . Furono scritte regolarmente sul quaderno. .. La più facile, consisteva nel catturare 10 ragni a croce, in un barattolo, ancora vivi; si poteva usare, anche un bastone. Questi ragni; molto grossi; (erano anche grossi quanto una biglia), erano color marrone; con una croce tratteggiata, di colore bianco. Si trovavano soprattutto, nei roseti selvatici; ed erano molto raccapriccianti. Non era tuttavia molto difficile da affrontare; anche perché, ”il bello veniva dopo“. .. Con il barattolo pieno di ragni, arrivò un milanese; accompagnato da tutti gli altri. .. Decidemmo, di sorvolare questa prova, per tutti gli altri. .. Li accompagnammo, poi giù nel boschetto, per fargli proseguire le successive prove. .. Con la scure, si doveva, lanciandola da qualche metro, conficcarla nella ”sciuca“; (piccolo tronco). . Naturalmente, non riuscì nessuno. Ma passammo alla successiva prova; una delle più bastarde. . Preparammo una corda, tesa tra due alberi; e oltre che a scalare l’albero già faticoso di suo, si doveva attraversare sulla corda, con mani e gambe, fino l’altra pianta; per poi ridiscendere. . Ci provarono in due. Solo il loro capo, riuscì ad attraversare la corda; (quel bastardo); ma si fece male alle gambe. .. Portava le ”braghette“ corte, e con la corda si tagliò. . L’altro, un po’ ciccione, non riuscì nemmeno ad arrampicarsi sull’albero. .. Naturalmente gli altri, si ritirarono subito. .. Toccava ora, il percorso di corsa con tanto di cronometro. . Non ricordo bene, quanto fosse il tempo da battere; ma di sicuro era impossibile. Naturalmente, neanche noi, facemmo mai quelle prove; tranne quella della corda; che invece, io e mio fratello, affrontammo con successo; e che poi, riprovammo davanti a loro, per esibire il nostro coraggio. .. Il percorso cronometrato, era molto ripido; scendeva fino al fiume; ma non, dal sentiero che costruimmo con la staccionata; che arrivava sul piccolo ponte; - sempre costruito da noi. - .. Il ponte, mi ricordo, fu costruito con due tronchi molto lunghi; e fatti cadere fino la riva opposta; e con tanti rami abbastanza grossi di traverso tutti uniti fra loro. Furono inchiodati sui due tronchi, mano mano che si attraversava. Il tutto, sarà stato lungo circa tre metri, e largo poco meno di un metro. La costruzione del ponte, fu emozionante quanto quella della capanna. Non so se tuttora è ancora lì; ma di certo, fu costruito molto bene. Non aveva però il parapetto. ..
Quella discesa, giù fino al fiume, era molto pericolosa; (quella della prova); bisognava scendere di traverso, ed attaccarsi alle piantine per frenare la corsa; se no si finiva nell’acqua. Una volta arrivati, si doveva attraversare su dei sassi molto scivolosi; e risalire dall’altro capo. Si passava poi, nel mio campo, coltivato a granturco; e da lì, dopo un breve tratto sulla strada, si ridiscendeva dalla discarica; (anch’essa molto impervia). . In fine, nei prati lì vicino; passando dal famoso salice, dove erano legati i nostri prigionieri, si arrivava fino lo spiazzo sotto l’albero; vicino alla capanna. .. Beh, ci provarono tutti, e dopo un bel po’, arrivarono tutti sudati. . Ovviamente fuori tempo. .. Mancava l’ultima prova; anche se, il verdetto negativo sfiorava già nell’aria. Il braccio nell’acqua gelata. .. Era una prova più che difficile, molto dolorosa. Il braccio immerso nella vasca della fontana. Sì perché, la nostra fontana, - famosissima, - ha una qualità eccezionale; l'acqua che vi sgorga, è gelatissima; e molto buona. (I villeggianti, e anche molte altre persone, fanno la fila per venire ad imbottigliare quest'acqua molto buona ). .. La prova, consisteva nel trattenere il braccio fino la spalla, per 10 minuti di fila; in quell’acqua gelatissima, non era davvero facile. Nessuno resistette per più di un minuto. Le prove d’ammissione, diedero esito ovviamente negativo. .. ”Canarino,“ quel traditore, non era d’accordo; perché negli ultimi tempi, frequentava spesso la banda dei milanesi; e n’era diventato amico. Ma nello stesso tempo, voleva restare con noi. Noi ce ne accorgemmo, per questo fu anche lui, nel gruppo delle prove impossibili. Naturalmente, fifone com’era, non ne fece neanche una; tranne quella, dell’accetta da conficcare nel tronco. Noi lì, ci ”sbragammo“ dal ridere. .. Con quel suo fare da imbranato; in bocca teneva almeno tre cicche, e con sempre la lingua fuori, mordicchiandola da un lato, non riuscì neanche a mirare il tronco.
I milanesi, non li facemmo nemmeno, avvicinare alla capanna; la quale non fu neanche vista.

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